
Marta Torbidoni si conferma interprete di rara autorevolezza vocale e drammatica. La voce, di ampia estensione e saldo volume, conserva sempre una straordinaria qualità di emissione anche nei terreni più impervi della scrittura. Gli acuti, affrontati con sicurezza e luminosità, emergono dal tessuto orchestrale con naturalezza, senza violenza, e il fraseggio, attentissimo alla parola, conferisce al personaggio una dimensione umana e una profondità psicologica di grande rilievo. L’articolazione del recitativo “Ben io t’invenni” è un piccolo capolavoro di controllo: Torbidoni vi cesella ogni inflessione con senso teatrale e con un gusto per la misura che evita la trappola della magniloquenza. Nel finale, la preghiera di Abigaille acquista un pathos trattenuto, quasi pudico, che restituisce alla scena una forza di commozione autentica.